Il dimenticabile spot di Juve-Inter

juve interSabato sera andava in scena Juventus-Inter, un Derby d’Italia (quasi) mai come quest’anno d’alta classifica. Erano infatti molti anni che le due squadre non si affrontavano direttamente per la vetta della Serie A. La partita, dal febbraio scorso, è visibile in 197 paesi, in una novantina dei quali in diretta: uno spot enorme per il movimento italiano, che ha più che mai bisogno di ritrovare l’appeal perduto e che sta faticosamente risalendo la china, con il mondo che si sta finalmente riaffacciando sul nostro giardino di casa.

Alla fine della partita c’era da sperare che nei 197 paesi avessero tutti di meglio da fare. Una partita a tratti straziante, giocata, in alcune fasi, a ritmi da dopolavoro, che i più oltranzisti tra i salottini televisivi hanno difeso in nome dell’italica tradizione, elogiando la scuola difensiva del Belpaese e l’acume tattico dei due allenatori. A Sky una parata di giocatori del ventesimo secolo ha incensato la prestazione delle due squadre, opponendo ai legittimi “beh ma lo spettacolo…” di pochi sofisti una strenua apologia: “era troppo importante non perdere”. A dicembre, con ancora ventidue partite da giocare, con le squadre in due punti, viene da chiedersi: e allora quando si può provare a vincere?

La Juventus aveva già affrontato il Napoli con quel piglio che, per i detrattori, è “provinciale”, per gli altri è “pragmatico”, se non “indice di umiltà ed estrema praticità”; ma in quel caso l’atteggiamento tattico dei bianconeri poteva essere motivato dalle peculiarità della squadra di Sarri, di fronte alla quale spesso è inevitabile fare di necessità virtù.

Contro l’Inter, la Juve replica la medesima partita, pur affrontando una squadra dalle caratteristiche molto differenti e probabilmente in nessuna maniera superiore alla formazione di Allegri. Il tecnico livornese ha rovesciato il triangolo di centrocampo schierato a Napoli, inserendo un vertice basso al posto del vertice alto e di fatto togliendo pure la vena artistica di Dybala per un compatto 4-5-1 di mestieranti di lusso: a sedere c’erano infatti anche Bernardeschi e Douglas Costa, per una “panchina d’oro” da oltre 200 milioni totali. Il risultato è stata una partita giocata meno peggio dai bianconeri, segnata dagli errori sottoporta di Mandzukic, ma che lascia perplessi per la pochezza di entrambe le squadre: ma se per l’Inter c’è di che tiepidamente rallegrarsi, non mi sono chiari meriti ed elogi ad una squadra nettamente superiore alle altre, con una panchina che vale più della formazione avversaria, nell’aver giocato per pareggiare in casa contro una squadra inferiore, che già la sopravanza in classifica, senza tentare il sorpasso.

In molte culture calcistiche, una performance complessiva del genere sarebbe stata sonoramente fischiata dallo stadio e veementemente stigmatizzata nei dibattiti successivi. In questa prima parte di stagione ci siamo esaltati con gli show stranieri di Borussia-Schalke, Bayern-Borussia, Valencia-Barça, Real-Valencia, City-Liverpool e via discorrendo; in Italia non siamo mai riusciti a vedere più di un gol tra Roma-Napoli, Napoli-Inter, Napoli-Juve, Juve-Inter, tra le prime quattro in classifica ci siamo divertiti solo con Roma-Inter, alla seconda giornata, casualmente perchè le due squadre erano ancora un cantiere aperto con tremila difetti e contraddizioni tattiche.

Veramente tattica e solidità non riescono a prescindere dall’ostruzionismo più compulsivo? Si è mai vista una squadra così forte, reduce da sei scudetti consecutivi e due finali di Champions, così ibrida? C’è bisogno di snaturarsi sempre in base all’avversario, quando si può saper fare bene quelle cose che ti bastano ad emergere grazie alle individualità migliori? Perchè all’estero i talenti vengono coccolati e valorizzati, mentre qua la squadra più forte non ritiene di poter schierare più di due giocatori offensivi in una partita casalinga di inizio dicembre? Quanto di tutto questo c’entra con l’incapacità di vincere in Europa?

In definitiva, a chi ha difeso lo spettacolo deprimente di sabato sera e ha incensato l’umiltà, il pragmatismo, la tattica, il coraggio nel lasciare fuori i giocatori forti (!), vorrei chiedere se i fessi siano quei top club esteri, ovvero tutti, che non rinunciano mai a proporre la propria miglior formazione e ad imporre il proprio gioco per quanto possibile.

Che nessuno all’estero abbia ascoltato i soloni del dopopartita, perchè non voglio essere uno di quei paesi che si deve sorbire un Real Madrid-Barcellona con due tiri verso la porta e Messi e Ronaldo in panchina per la maggior solidità che garantiscono Paulinho e Lucas Vazquez.