Totti-Spalletti. I pericoli della mitizzazione.

La divinizzazione è sempre pericolosa: quello che accade a Roma, e non è una novità, riguardo Francesco Totti lo dimostra. Pericolosa anche per lui che, a dispetto di una carriera che avrebbe messo tutti d’accordo sia sul lato tecnico che su quello umano – eccezion fatta per episodi isolati di un uomo, comunque, dal forte temperamento -, rischia di associare gli ultimi anni della sua carriera a un grigio tran tran di polemiche intervallate da pochi lampi del Totti che fu.

Non me la sento di biasimare Totti per la scelta prolungata di continuare a giocare. Anche perchè nelle apparizioni degli ultimi anni, incluso questo, non si è avuta la sensazione di un “accanimento terapeutico”, anzi è risultato piuttosto utile nei ritmi blandi degli impegni più abbordabili di Europa League. Non riesco a fargliene una colpa il voler continuare a divertirsi su quel tappeto verde, inseguendo magari il sogno di concludere alzando un trofeo, anche se forse a 40 anni non è saggio comportarsi come il bambino chiamato dalla mamma a casa per cena quando vuole fare ancora due tiri: anzi, proprio qui sta la bellezza e il romanticismo della storia di Totti, cioè l’essere rimasto sempre quel “pupone” che non si sfila mai la maglia della propria squadra del cuore, neanche a fronte di tentazioni ben più terrene, e che di lasciare il campo con gli amici per tornare a casa proprio non ne ha voglia.

Quello che però sarebbe stato decisamente evitabile sono le polemiche con Spalletti nella scorsa stagione. Una lezione che Totti sembra aver imparato solo in parte, perchè, se è vero come è vero, che il polverone di questi giorni è opera esclusivamente mediatica, il capitano è sempre molto restio a prendere pubblicamente le difese del mister e stemperare gli animi in nome del quieto vivere e della ragion di squadra. Alla fine, è così importante la passerella di cinque minuti a San Siro (a fronte di una stagione che lo ha visto in campo già dieci volte in più della scorsa stagione, di cui sei da titolare e per 90′)? Non sarebbe forse quella passerella fine a se stessa a connotarlo come ex-giocatore a tutti gli effetti?

Un vero peccato che l’ultimo atto di Totti calciatore, non per colpe esclusivamente sue, sia aver allontanato da Roma uno degli allenatori più importanti della storia recente giallorossa, che anni prima gli aveva dato una seconda giovinezza e la possibilità di giocare le sue stagioni più prolifiche a livello di reti.

Nella speranza che il suo futuro da dirigente ci restituisca un’immagine più lontana dal Totti calciatore al tramonto insofferente e che dichiarazioni deificanti come quella recente di Pallotta “Monchi avrà molto da imparare da Totti” finiscano prima di iniziare per il bene, prima di tutto, di Francesco e, non in secondo luogo per una volta, della Roma.