Calcio e Cina, la rivoluzione senza eroi

calcio e cinaCalcio e Cina. Fino a qualche anno fa mondi lontanissimi, oggi, superata la fase folkloristica, quella per intenderci da cimitero di elefanti, la Cina è diventata una sorta di eldorado anche per atleti nel pieno della loro carriera. Witsel, Oscar, Pellé, Tevez, Guarin, Gervinho, Ramires, Jackson Martinez, Lavezzi, Hulk fino ad arrivare alle faraoniche offerte per Aubenayang e Kalinic. Nel mezzo anche l’irriverente offerta (respinta per ora) per Cristiano Ronaldo.
Questa è una rivoluzione, nei prossimi anni i principali campionati europei si svuoteranno di campioni, andranno tutti o quasi in Oriente. Montagne di denaro, zero stress e forse perfino più divertimento per i calciatori, impegnati solo a giocare per un pubblico acerbo e quindi meno esigente. Un affare perfetto, e chi se ne frega della Champions League e di scudetti faticosamente conquistati. Nel loro palmares figureranno titoli asiatici con buona pace dei romantici pallonari. La televisione poi porterà nelle nostre case partite tra squadre dai nomi impronunciabili e forse ci appassioneremo anche a qualche derby tra squadre di Shanghai o Pechino.
I cinesi hanno alzato il tiro e la rivoluzione temo sia inarrestabile. La Serie A diventerà come il campionato argentino o brasiliano, pieno di giovani promesse, mezzi calciatori e vecchi e stanchi campioni di ritorno.

Il mondo e i suoi equilibri non sono mai fermi, ma quando i cambiamenti così repentini ed impensabili sono vissuti in diretta si fa grande fatica a capirli prima e digerirli poi.

In questo inizio di 2017 l’Almanacco Panini sembra una cosa talmente lontana e polverosa da provocare vertigini  e all’orizzonte nessun eroe, nessun cavaliere da poter esibire nelle nostre bandiere e magliette che combatte per noi… che tristezza.

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