La narrazione del calcio contemporaneo

il calcioIl calcio è un gioco abbastanza semplice però per praticarlo occorrono delle doti, talento testa cuore gambe polmoni. Forse è questo il principale motivo della sua diffusione e popolarità, doti e semplicità. Le due gare tra Juve e Bayern sono lo spot perfetto di questo sport. Come detto, talento testa cuore gambe polmoni.
Il progresso e la tecnologia hanno cambiato il nostro modo di viverlo ed assaporarlo, specialmente per quelli che prima di diventare il campione di formula uno, Schumacher era solo l’antipatico e cattivo portiere della Germania Ovest.
Frequentavo la prima superiore quando è morto Beppe Viola e fu un evento che mi colpi molto, adoravo i suoi servizi alla domenica sportiva. Il Guerin Sportivo era una pubblicazione da assaporare per tutta la settimana, le foto a colori delle gare della domenica precedente erano una delizia, Gianni Brera era un maestro riconosciuto e per me tifoso juventino era fondamentale leggere Vladimiro Caminiti.
Oggi televisioni e tecnologia ci hanno portato il calcio praticamente a casa nostra, quotidiamente vediamo e sappiano tutto e forse prorpio per questo oggi nessuno più racconterà la gara Bayern Juve con la narrazione che meriterebbe In questa epoca ognuno di noi ha a disposizione strumenti e conoscenza per diventare narratori di se stessi ma ahimé siamo sprovvisti del talento e forse della cultura necessaria. Anzi di più, sembra che il talento sia diventato superfluo ed inutile se non addirittura controproducente. I media sono solo usa e getta, quello detto e scritto il giorno prima viene smentito o dimenticato il giorno dopo, vale solo il qui e ora, l’arida e misera cronaca arricchita con moviole e dichiarazioni, spesso di una banalità disarmante, di calciatori, allenatori o dirigenti.

Epica romanticismo poesia sono cose che abbiamo perduto, che oggi non hanno più ragione di esistere, relegate quando va bene in qualche rarissima riserva indiana in cui resistono Federico Buffa un po’ Giorgio Porrà e Riccardo Lorenzetti.
Ecco, vorrei più Buffa, più Porrà, più Lorenzetti e meno fatturati, plusvalenze, diritti TV, moviole, ingaggi e parametri zero. Avrei voglia di racconti diversi, anche perchè, come dice Mourinho, chi sa solo di calcio non sa niente di calcio.

Quanto si divertirebbe oggi Brera a raccontare gesta ed affibbiare soprannomi di tal Radja Naingolan di origine indonesiana o di tal Mohamed Salah dall’Egitto? E chissà che splendide paginate su Zlatan Ibrahimovic da Malmoe figlio di bosniaco e croata.