Non capisco il rugby

palla ovaleE’ ricominciato il Torneo Sei Nazioni di rugby. L’Italia esordisce allo Stadio Saint Denis di Parigi contro la Francia e alla fine del primo tempo il risultato è ancora in bilico, 10 a 8 per i blues e come ogni volta che vedo una partita di questo sport mi chiedo cosa non riesco a comprendere, cosa mi sfugga.
Non capisco mai l’eccitazione dei telecronisti, che si esaltano per interventi o situazioni che a me paiono normali, non riesco a ricordarmi le innumerevoli regole, alcune delle quali sembrano anche cervellotiche, il tipo di gioco non mi appassiona e ho sempre la chiara sensazione della previdibilità del risultato. Tra gli sport di squadra il rugby è quello dove il più forte vince sempre, le sorprese, la casualità, l’imponderabilità sono merce rarissima. Neanche gli arbitri possono condizionare più di tanto il risultato, il più forte alla fine vince. Ad esempio l’Italia è impossibile che possa vincere il Sei Nazioni, neanche se avesse quei periodi tipo la Danimarca o la Grecia del calcio.
Se esistesse la schedina del rugby gli appassionati farebbero quasi sempre tredici.

Un gioco dove la palla sparisce dalla vista degli spettatori per quasi tutta la gara o rimbalzando va dove gli pare non mi coinvolge e mi annoia.
Sembra divertirsi solo chi gioca, botte comprese.
Riconosco una certà nobiltà al movimento dettata dall’atmosfera, dal rispetto reciproco, dal terzo tempo, ingredienti sconosciuti o quasi al calcio, ma alla fine di una partita di rugby non mi rimane nulla, come quando si vede un film carino e simpatico ma nulla più.
Neanche uno straccio di polemica….