Il dolore non si comanda e non si giudica

Non mi sento in colpa perché soffro più per Parigi che per Beirut. Non mi considero una cattiva persona perché quello che è successo a Parigi mi ha commosso, addolorato, fatto incazzare molto di più di quello che è successo a Beirut.
Non è una gara tra sciagure e morti, i morti sono morti ovunque è ovvio però rivendico la libertà di commuovermi, di addolorarmi per quello che più mi coinvolge. Emotivamente, empaticamente o per qualsiasi altro dannato motivo.

tour eiffelParigi, ma anche Londra o Madrid o Berlino o New York le sento più vicine di altri posti del mondo, è un difetto? Dovrei vergognarmene?

Prendiamo Beirut, da quando sono nato l’ho sentita nominare quasi sempre per fatti di sangue, attentati, bombe, guerre e morti, tanti morti, talmente tanti che alla fine dal Libano e da Beirut non ti aspetti altro che notizie del genere, come fosse ineluttabile.
Da Parigi no, da Parigi ti aspetti di tutto tranne i morti ammazzati. Parigi è civiltà, arte, letteratura, musica, cinema, cibo, divertimento, in altre parole vita. Parigi è casa nostra. Talmente nostra che tutti noi andiamo al ristorante, ai concerti, allo stadio, tutti noi facciamo le attività che hanno portato alla morte le persone nella sciagurata notte del 13 novembre.
Si, mi sento più parigino che libanese e non me ne vergogno. Mi piacerebbe che l’Occidente la smettesse di sentirsi sempre in colpa per qualsiasi cosa che succede nel mondo e che gli snobisti-chic de noaltri la smettessero con l’insopportabile ipocrisia del politically correct (Crozza compreso).

Queste teste di cazzo di terroristi paladini di questa cippa di minchia non rivendicano mai, e dico mai, i diritti che so della Guinea Bissau o Congo o Laos o Birmania. Anche a loro interessano sempre e solo le stesse cose, le loro.

Sono occidentale e non mi sento ne in colpa e ne me ne vergogno!