L’eleganza dell’astensione

La tornata elettorale appena passata, per regioni e alcuni sindaci, lascia dietro di se il classico gusto amarognolo delle cose rimaste incompiute.
Chi ha vinto, chi ha perso, chi è legittimato chi meno, boh, il grande boh.

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Di certo c’è l’astensione, un cittadino su due non vota più ma i leader, i responsabili dei partiti sembrano non accorgersene o forse cercano solo di dissimulare la cosa.
Di certo c’è che una fetta ogni volta maggiore di elettori si è stufata di mettere la croce sopra dei simboli completamente svuotati di ogni significato e di sistemare persone, spesso sconosciute, in luoghi di potere a prendersi stipendi mensili di migliaia di euro senza che questi si sentano minimamente in dovere di dover rispondere del loro operato.
Anzi, molti di loro, con buste paga da 10.000 euro mensili, si sentono anche sacrificati ed insofferenti.

E allora come si può dimostrare dissenso senza essere violenti, come si può far sentire la propria voce senza urlare? Con l’astensione. Si perché l’astensione consapevole è una scelta, è un voto, è uno sciopero civile, senza bandiere e sindacati e quindi molto più elegante.

Parafrasando il Sergente Lorusso in Mediterraneo: “Avete vinto voi, ma almeno non riuscirete a considerarmi vostro complice.