Mario Balotelli, l’incompiuta?

All’indomani della pesante sconfitta del Milan con l’Atletico Madrid la riflessione più immediata e pressante riguarda, come quasi sempre, Mario Balotelli.
Il centravanti della Nazionale, l’unico calciatore globale che abbiamo, l’unico italiano che in questo momento viene percepito come fuoriclasse, insomma la nostra speranza Mundial nella gara più importante della disgraziata stagione del Milan è stato di gran lunga il peggiore in campo, talmente disastroso da avere quasi il dubbio che il 45 rossonero fosse solo un’allucinazione, che quello vero se ne fosse rimasto a Milano.

Forse è il momento di soffermarsi davvero su questo calciatore, smetterla di trovargli attenuanti e scuse e cercare di capire il reale valore.
 Su di lui si sono sprecati paragoni di ogni tipo, associazioni con i tutti i più grandi sia contemporanei che passati, si è guadagnato le copertine dei più grandi giornali del mondo, su tutte Time, ma faccio fatica a considerarlo collega di Cristiano Ronaldo, Messi o Ibra, o anche di Andrea Pirlo o Francesco Totti.
Irascibile, cupo, triste, la cosa più lontano dal gusto del gioco, sembra sempre che partecipi ad una sua personale gara, a volte contro il pubblico, a volte contro il destino, molto spesso contro se stesso.
Non ho mai la sensazione di lui all’interno di una squadra, coinvolto in un progetto o avventura.
Gioca da se e per se, e solo ogni tanto queste due cose coincidono con il risultato della sua squadra.
Alla sua età, 24 anni, tutti i più grandi erano e sono caratterizzanti per i loro club o nazionali.

Il rischio più grande, ma forse rischio non è la parola esatta, è che Mario Balotelli rimanga un’incompiuta, un po’ come Cassano, ragazzi, uomini vittima di loro stessi.