Juventus, Fiorentina e la vocazione delle cose

Cos’è il destino?
La Juventus ha nel suo destino la vocazione nazionale, italiana. 
Il bilancio bianconero nelle competizioni interrnazionali è rappresentato più dalle delusioni, anche cocenti, che dai trionfi.  Le vittorie, che ci sono state, sono sudate, sofferte, particolari e tragiche.
La Coppa Uefa vinta a Bilbao con una squadra tutta di italiani contro un’altra tutta di baschi, la Coppa dei Campioni dell’Heysel, l’infinita gara contro l’Argentinos Juniors nella Intercontinentale, terminata ai rigori dopo un’incredibile rete annullata a Platini, la sofferenza contro il Porto a Basilea nella Coppa delle Coppe, la polemica e strana finale con la Fiorentina di Baggio nella Uefa o la gigantesca gara con l’Ajax a Roma trascinata fino ai rigori nell’ultima Coppa dei Campioni vinta.
In tutti questi casi la Juventus aveva squadre nettamente superiori all’avversario, come del resto nelle più cocenti delusioni, come quella contro l’Amburgo ad Atene o contro uno dei Real Madrid più scarsi della storia o di fronte ad un Borussia Dortumd imbottito di scarti bianconeri per arrivare alla fraterna sfida di Manchester contro il Milan.
Il difficile rapporto della Juventus con l’Europa è bilanciato in ambito nazionale. In Italia la Juventus è storicamente imbattibile beneficiando al contempo anche la Nazionale, gli ultimi due trionfi Mondiali vedono la massiccia presenza di juventini.
Il contrario del Milan, che ha un destino e una vocazione quasi contraria a quella bianconera. Splendidi in giro per il mondo, è la squadra più titolata, un po’ meno coinvolti nel cortile di casa.
L’Inter invece condivide con la Juve la sofferenza e la delusione, in più i nerazzurri subiscono anche la derisione, la loro vocazione è l’iperbole, ogni tanto infilano una stagione monstre, da record.

Infine la Fiorentina.
Schietta e lontana dai luoghi di potere, incazzosa e spesso bella, come la gente della sua terra, capace di dare un morso ad un panino con la porchetta e al contempo declamare a memoria la Divina Commedia, farcendola anche di colorite bestemmie e accidenti.