Pirati, dottori, cannibali dove siete? Sport e personalità

Il Giro d’Italia è appena terminato e a malapena sappiano chi ha vinto. Anche uno sport bello, nobile e popolare come il ciclismo sta scivolando nel quasi anonimato, come è già accaduto alla boxe, alla formula uno e come sta rischiando di finire il motomondiale.

Gli sport, per belli ed affascinanti che siano, hanno bisogno di campioni carismatici, magnetici, personaggi che entrano nell’immaginario collettivo, perché senza di loro l’interesse cala vistosamente. Atleti che rendono interessanti le competizioni, che gareggiano con il senso dello spettacolo e dell’impresa.
Il ciclismo da anni non riesce ad esprimere personalità importanti, l’ultimo vero personaggio, nonché fuoriclasse d’altri tempi, è stato il povero Marco Pantani, bastava un suo scatto per fermare il respiro di una intera nazione, così come la formula uno, da anni ingessata da regole e procedure, che si ritrova un parco piloti senza faccia, sembrano tutti uguali, intercambiabili, l’unica eccezione forse è Fernando Alonso.
Anche la Moto Gp corre questo rischio, Stoner, Lorenzo e Pedrosa, pur bravissimi, non riescono a rendere interessante quasi nessuna gara, cosa che invece riesce a Valentino Rossi, con lui siamo sicuri che qualcosa succede, l’ultima gara di Le Mans è li a dimostrarlo (quanto ci manca il Sic).

Dirigenti dello sport, responsabili delle tv andate alla ricerca del talento e del carattere, non accontentatevi dei perfettini, vogliamo quelli che vanno un po’ meno dritti. Vogliamo pirati, dottori, cannibali, pelati o capelloni, insomma la personalità!

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