La maglia rossoblu. Orgoglio, rabbia, amore, passione e cuore.

Ieri allo stadio di Genova è successa una cosa che non si era mai vista, una squadra, quella rossoblu, che consegna le maglie ai tifosi.
Negli occhi e nella mente un sapore diverso rimane, rispetto ad altri episodi di violenza-teppismo, qualcosa di nuovo ed antico, di mai visto, la violenza usata come minaccia, come leva per chiedere quello che nessuno aveva mai chiesto, la resa incondizionata di un gruppo di calciatori.
Vedere il capitano di una squadra andare dai propri compagni per raccogliere le maglie e portarle ai tifosi è il massimo dell’umiliazione per un calciatore, prova definitiva di quanto questo Genoa sia una squadra priva di orgoglio, amor proprio, senso di appartenenza. Non hanno lottato neanche di fronte ad una pubblica mortificazione.

Condanniamo i responsabili di questo casino, ma teniamoci il messaggio, perchè il calcio è bello e popolare finchè mosso dalla passione, tutti noi tifosi siamo innamorati della propria squadra, dei colori, della maglia, simbolo supremo di appartenenza e amore. Arrivare a chiedere alla tua squadra, ai tuoi giocatori di togliere quel simbolo significa davvero non sentirsi rappresentati, sentirsi presi in giro, sentirsi derisi ed umiliati.

Che i protagonisti di questo sport prendano a monito questo episodio e si ricordino che sono dei privilegiati, hanno infatti coronato il sogno che avevano da bambini guadagnando per giunta dei bei soldini, dimenticarsene rappresenta un tradimento verso se stessi e verso quella gente che ancora guarda la propria squadra con gli occhi di un innamorato.
W il calcio, W i propri colori sociali…