Evasione fiscale, gli scontrini e gli sceriffi

Ciclicamente ritornano i servizi sugli scontrini fiscali, nei momenti di difficoltà politiche, nei momenti di crisi economiche e nei momenti che le due cose collimano (come sta succedendo adesso), parlare degli esercenti che non emettono il famigerato scontrino ci sta sempre bene. Il comportamento di tale categoria, composta da baristi, ristoratori, negozianti viene rappresentato e raccontato utilizzando telecamere nascoste, appostamenti, acquisti mirati coinvolgendo nella cattiva condotta anche la maggioranza dei clienti che non richiedono o pretendono il rilascio del fastidioso pezzetto di carta.

Io mi sono sempre chiesto come mai dovrei diventare esattore dello stato, io chiedo un caffè, lo bevo, pago e sono a posto, tra me e il barista l’affare è concluso e dello scontrino non so cosa farmene. Perché dovrei essere passibile di multa? Cosa ho commesso? Ho ordinato una cosa che mi è stata consegnata e ho pagato. Punto, fine.
Per controllare i commercianti credo che si debbano utilizzare altri sistemi, ma poi quante tasse od oboli bisogna pagare sopra un prodotto, i chicchi di quel il caffè fin dal loro arrivo nel nostro paese si sono visti applicare l’Iva che l’importatore, il torrefattore, il distributore, l’esercente e l’avventore pagano oltre tutte le tasse che i precedenti soggetti pagano in base al loro reddito e volume di affari, per cui, scontrino o no, io che bevo questo benedetto caffè perché dovrei pagare una multa? Io non sono e non voglio diventare uno sceriffo dello stato.
Ma qualcuno crede davvero che i veri evasori, quelli che spostano davvero gli equilibri, siano i negozianti al dettaglio?

Vedi anche:
Evasione fiscale. Delatori / spioni