La Rossa indomabile e il Dottore, che storia…

Anche Casey Stoner, l’unico che finora abbia capito un po’ la Ducati, alla fine se ne è andato sbattendo anche un po’ la porta. Dopo lo splendido mondiale l’australiano ha avuto dei momenti difficili, arrivando anche a sospendere l’attività per qualche settimana, un malessere mai spiegato e mal compreso da tutti che guardato oggi, alla luce dell’umore e dell’amore di Valentino Rossi per la Desmosedici, viene da pensare che il problema riguardasse il mezzo.
Come un cavallo, bello, fiero, impermeabile a qualunque sollecitazione degli addestratori, assolutamente indomabile, la rossa di Borgo Panigale rimane una splendida incompiuta, una meravigliosa potrei ma non ho voglia. Le moto, come tutti i mezzi, sono fatte per essere guidate, anche quelle con il carattere più marcato e per Valentino Rossi è questa la sfida. Il pilota pesarese non deve dimostrare più nulla, per lui parlano i numeri, il più vincente dei tempi moderni, il più completo, forte in bagarre, forte in rimonta, forte se deve fare la gara da solo, personalità debordante, non ha punti deboli per questo l’unico che può tenere botta, sia psicologicamente che sportivamente, alla cocciuta e recalcitrante rossa bolognese, che ricordiamoci, ha distrutto Melandri, fatto smettere Gibernau e quasi demolito Stoner.
La Honda, dopo l’abbandono del Dottore, ha impiegato sette anni per rifare un mezzo performante e la Yamaha, oggi moto perfetta, prima del suo arrivo era considerata un ferro da stiro.
Dai Dottore, purgala e poi domala, sarà la firma in calce ad una carriera già ad oggi stratosferica ma che può diventare leggendaria ed unica.