Lo scontro sindacale della serie A

Cercando di capire un po’ meglio le motivazioni dello sciopero/astensione dal lavoro da parte dei calciatori della serie A mi sono imbattuto nell’intervista fatta a Massimo Oddo, Alessandro Lucarelli e Massimo Biagianti su Lettera 43: “Ma senti, sgomberiamo il campo dalla demagogia, qui i quattrini non c’entrano niente. Non siamo mica scemi, lo sappiamo che è difficile far capire all’opinione pubblica le nostre ragioni. Un po’ è colpa anche dei giornali, un po’ è che, specie in tempi di crisi, la gente pensa che se guadagni tanto automaticamente non hai altro da poter rivendicare.”

Il problema del rinnovo del contratto di lavoro (solo di chi gioca in serie A) riguarda sostanzialmente due punti, i fuori rosa e i trasferimenti.

La spiegazione e l’esempio sul punto riguardante i trasferimenti fatta da Massimo Oddo è questa:
Scusa, speriamo non succeda mai a nessuno, ma metti conto che io ho un figlio che deve andare in ospedale nella città in cui ho firmato un contratto a fare delle cure settimanali e mi spostano a 1000 chilometri di distanza. Ti sembra normale che il bambino debba interrompere le cure o cambiare medico o muoversi tutte le settimane? Non abbiamo tutti 20 anni, ci sono di mezzo delle famiglie. Io credo che se prendi un impiegato e gli dici: “Guarda, io oggi ti assumo a Milano, ma in qualsiasi momento ti posso spedire dove voglio e tu non puoi opporti”, bè, anche l’impiegato dice di no.”.

Forse il sig. Oddo ha usato un esempio infelice, visto che chi gioca in serie A firma dei contratti di 2/3 anni e non a tempo indeterminato e il problema di essere spostato a 1000 Km (con uguale stipendio garantito) non mi sembra una violazione dei diritti umani. I calciatori di Serie A, ribadisco Serie A, hanno solo 20 squadre (quest’anno 17 città) dove essere spostati.